Anche nella nostra diocesi si è voluto riflettere sull’importanza e il significato oggi della Riforma, non solo nelle scuole, ma anche in un incontro rivolto alla città sul tema "A 500 anni dalla Riforma di Lutero. Che cosa è cambiato tra cattolici e protestanti?", svoltosi il 27 ottobre scorso presso la Facoltà di Economia di Ancona alla presenza del nostro arcivescovo Angelo Spina, del pastore valdese e professore emerito di Storia del cristianesimo Paolo Ricca e del professor Domenico Segna, docente di protestantesimo presso lo Studio domenicano di Bologna e autore del volume il secolo conteso. Lineamenti del pensiero teologico protestante del Cinquecento.
Nel suo saluto l’arcivescovo ha richiamato all’attenzione sulla chiave per proseguire nel cammino ecumenico: ascoltare lo Spirito che ci guida per giungere all’unità tramite il dialogo. Un cammino partito da lontano. Monsignor Spina ha fatto una breve carrellata tra gli avvenimenti più significativi a partire dallo storico abbraccio nel gennaio 1964 tra Paolo VI e il patriarca di Costantinopoli Atenagora fino a quello tra Papa Francesco e il patriarca Bartolomeo I durante il viaggio del papa in Turchia nel novembre 2014. L’incontro all’aeroporto di Cuba il 12 febbraio 2016 con il patriarca di Mosca Kirill: “Finalmente fratello: è chiaro che questa è la volontà di Dio”, le parole di Francesco. Infine Lund: l’apertura delle celebrazioni del cinquecentenario della Riforma insieme, luterani e cattolici, alla presenza di Francesco nell’ottobre 2016. L’arcivescovo ha poi ricordato le parole del Papa: ” Quest’anno di commemorazione ci offre l’opportunità di compiere un ulteriore passo in avanti, guardando al passato senza rancori, ma secondo Cristo e nella comunione con Lui, per riproporre agli uomini e le donne del nostro tempo la novità radicale di Gesù, la misericordia senza limiti di Dio: proprio ciò che i Riformatori a loro tempo volevano stimolare”. Ma, ha concluso monsignor Spina, l’ecumenismo non è solo quello dei dibattiti teologici, ma anche quello del sangue, testimoniato dal martirio di tanti cristiani di diverse confessioni per portare il Vangelo ad un mondo bisognoso di luce.
“Com’è nata la Riforma?” si è chiesto Paolo Ricca. La Riforma è nata in un confessionale. Lutero era un prete di parrocchia preoccupato nel constatare il danno spirituale profondo che la vendita delle indulgenze provocava nell’anima del suo gregge. Acquistare l’indulgenza significava non fidarsi più del perdono di Dio, della parola del prete che da parte di Dio assolve il peccatore. Per Lutero l’indulgenza era per i cristiani pigri, che non amavano la penitenza e non volevano portare la croce. Era non avere più fede nella Parola di Dio. La Riforma è nata in una cella di un convento, nella Chiesa e per la Chiesa e non contro di essa. Lutero era un monaco severo con sé stesso, ascetico che, per ordine del suo superiore divenuto titolare della cattedra di Sacra Scrittura all’Università di Wittenberg, si immerge nello studio della Bibbia. Ed accade che un monaco cattolico “superconvinto”, osserva Ricca, scopre drammaticamente che il Dio che trova nella Sacra Scrittura è diverso da quello che la Chiesa predicava. Dunque le 95 tesi che la vulgata vuole affisse alla cattedrale di Wittenberg non furono l’inizio della Riforma - nel commento ai Salmi si trova il cuore di essa - ma un grido di allarme di Lutero, che desiderava confrontarsi e discutere il tema della penitenza, invito che non fu raccolto. Non si vide nessun problema, ma si considerò Lutero il problema ed arrivò la scomunica, che egli non accettò mai, dichiarando che nessuno poteva separarlo dalla Chiesa, corpo di Cristo, se non Cristo stesso. Il professor Ricca ha poi evidenziato gli aspetti più significativi della Riforma attraverso alcune parole chiave. Grazia: la grazia di Dio è incondizionata, immeritata, gratuita. Libertà: tradizionalmente si diceva "un cristiano è un uomo obbediente". Lo dicono anche i voti dei monaci "povertà, castità, obbedienza". Lutero muta l’obbedienza nella libertà, di cui non si parlava più dai tempi dell’apostolo Paolo e, partendo dalla Bibbia, dice: "Il cristiano è un libero signore, sopra ogni cosa, non sottoposto a nessuno. Un cristiano è un servo zelante in ogni cosa ed è sottoposto ad ognuno". Coscienza: è la coscienza prigioniera di Dio, che non si piega di fronte ad alcuna istituzione, sia essa laica o religiosa. Richiesto di ritrattare i suoi scritti nella Dieta di Worms, indetta dall’imperatore Carlo V nell’aprile 1521 rispose: ”io sono vinto dalla mia coscienza e prigioniero della parola di Dio a motivo dei passi della Sacra Scrittura che ho addotti. Perciò non posso né voglio ritrattarli, poiché non è sicuro né salutare fare alcunché contro la coscienza. Iddio mi aiuti, amen”. Il laico come sacerdote: non più separazione tra laici e sacerdoti. E’ il battesimo l’unica, vera ordinazione sacerdotale. Col battesimo siamo integrati nel sacerdozio di Cristo, re, sacerdote e profeta: “sacerdoti si nasce, ministri si diventa per la comunità”. Secoli dopo anche il Concilio Vaticano II nella Lumen gentium ha evidenziato il sacerdozio comune dei fedeli. Lavoro: per Lutero il contadino che zappa il suo campo, la massaia che tiene in ordine la casa e educa i figli, il calzolaio che fabbrica le scarpe, compiono lo stesso atto di culto a Dio del sacerdote che consacra l'ostia. In queste parole riecheggia il motto della regola di Benedetto da Norcia Ora et labora, che aveva eliminato così in modo rivoluzionario la distanza tra i liberi e i soli costretti a lavorare, gli schiavi: pregare e lavorare sono realtà poste sullo stesso piano. Benedetto le propone all’interno del convento, mentre la Riforma abolisce i conventi. La città diventa il convento.
L’intervento di Domenico Segna ha toccato più da vicino il tema dell’incontro, mettendo in evidenza i passi compiuti nel dialogo tra cattolici e luterani e le criticità ancora presenti. È la prima volta nella storia che i cattolici e i luterani hanno commemorato insieme l’anniversario della Riforma a livello globale, frutto dei progressi fatti in cinquanta anni di dialogo internazionale cattolico-luterano. Pietra miliare e fondamento teologico della commemorazione comune del 2017 è la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione del 1999, dove, superando le divisioni della controversia fondamentale del XVI secolo, cattolici e luterani confessano la dottrina della giustificazione per grazia mediante la fede e si muovono, dottrinalmente e spiritualmente, in uno spazio condiviso di sostanziale consenso. Permangono dei nodi irrisolti, tra i quali il più doloroso è la mancata ospitalità eucaristica, che impedisce ancora di condividere quella mensa alla quale il Signore ha accolto anche Giuda e Pietro sebbene in procinto di tradirlo o di rinnegarlo. La ricorrenza del 2017 ha ulteriormente stimolato la rilettura delle vicende legate alla Riforma nel documento Dal conflitto alla comunione della Commissione internazionale cattolica-luterana sull’unità, che racconta la storia della Riforma da un punto di vista condiviso, mettendo in evidenza le differenze che oggi si possono considerare superate e quelle che vanno ancora discusse. E’ significativo anche che quest’ anno la commemorazione comune non ha avuto per oggetto la divisione della chiesa occidentale in due confessioni diverse, ma le due riforme della chiesa, quella luterana prima e poi quella cattolico-romana, che si sono poi attuate sotto lo stimolo dei riformatori evangelici. Dentro la chiesa cattolica è mutata la percezione di Lutero, tanto che oggi “non possiamo non dirci luterani”: basti pensare che con il riformatore inizia la prassi e l’uso dei catechismi; si pone al centro il problema di come riportare la Chiesa ai piedi della Croce; si evidenzia l’importanza della Bibbia che ci interroga e la domanda su cosa debba essere la coscienza nel nostro tempo. Allora il cattolicesimo romano è diventato protestante? Solo con il Vaticano II ha accolto elementi di valore tipici del Protestantesimo, che sono stati inquadrati in una grande sintesi cattolica, il che significa che questi elementi “protestantici” sono stati, a loro volta, cattolicizzati. L’Ecclesia semper reformanda, la Chiesa in perenne rinnovamento, che il Vaticano II ha reintrodotto nel linguaggio corrente, è il primo elemento protestantico che entra nel lessico del cattolicesimo; la chiesa come popolo di Dio del capitolo 2 della Lumen gentium intitolato «Il popolo di Dio» che precede il capitolo 3 dedicato alla gerarchia della Chiesa; la collegialità, categoria cristiana antica valorizzata dal Protestantesimo ripresa nel Vaticano II; il sacerdozio universale dei credenti; il capitolo sesto della Dei Verbum, ”La sacra scrittura nella vita della chiesa”; la libertà di coscienza e di religione: è la prima volta che nella storia della chiesa cattolica si sostiene che è un diritto umano fondamentale; l’ecumenismo, che il Vaticano II riconosce come sorto per grazia dello Spirito Santo.
Il professor Segna ha concluso affermando che il cattolicesimo non si è protestantizzato, ma è diventato semplicemente ecumenico.                  Simonetta Pirani