SEGRETARIATO ATTIVITA' ECUMENICHE

gruppo di  Ancona

ASSOCIAZIONE INTERCONFESSIONALE DI LAICI PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO
A PARTIRE DAL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO


Si tratta di un’ iniziativa tutta italiana, nata nel 1990 per volere della Commissione ecumenica della CEI, celebrata dalla Chiesa italiana il 17 gennaio di ogni anno, all’inizio della Settimana per l’Unità dei Cristiani (18-25 gennaio).Questa collocazione vuole mettere in evidenza il legame privilegiato che intercorre tra ebraismo e cristianesimo: Israele è la radice santa, dalla quale si sviluppa il cristianesimo; è l’olivo buono, sul quale vengono innestati i pagani, perché portino frutto (Rm 11, 17-24).
L’incontro si è svolto presso la Facoltà di Economia, alla presenza del prorettore dell’Università Politecnica delle Marche, Gian Luca Gregori, del Preside della Facoltà di Economia, Francesco Maria Chelli, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Ancona, Paolo Marasca e del Presidente della Comunità Ebraica di Ancona, Manfredo Coen.
Quest’anno è proseguita la riflessione sui Comandamenti con  il tema “La Nona Parola: Non farai il testimone falso al prossimo tuo” (Esodo 20, 16), tenuta da Nahmiel Ahronee, ministro di culto della Comunità Ebraica di Ancona e da mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo.
Nahmiel Ahronee ha introdotto all’argomento della Giornata con la lettura di alcuni passi biblici, tratti dai Salmi 15 e 24. Dopo una breve rassegna sulle interpretazioni del concetto di verità nel pensiero di alcuni grandi filosofi dell’antichità, tra cui Agostino, fino a Kant e Nietzsche, ha spostato l’attenzione sull’ insegnamento del Talmud. Come detto nel trattato “Massime dei Padri”, la verità fa parte di una triade, alla quale appartengono anche giustizia e pace. Su questi tre pilastri si regge il mondo e se uno di essi viene a mancare il mondo crolla: se in nome della verità si provoca la guerra, ecco che l’equilibrio viene turbato. Esiste una menzogna benefica?  Sì, come quella di cui si avvalse Aronne, lodato per questo nel Talmud, per mettere pace fra due contendenti. Ma perché allora testimoniare il falso è assolutamente proibito? Perché  Aronne ha agito da tramite tra due persone per ristabilire giusti rapporti di pace, mentre la testimonianza di cui ci parla la Bibbia in Es 20, 16 ha la sua radice in una dimensione giuridica: è quella che si rende in tribunale, cioè in una istituzione fondamentale per la vita della società. Il testimone falso non solo mina la sicurezza del diritto, ma anche la fiducia della società in esso, insinuando il dubbio verso un tribunale che vede incapace di dare un giudizio giusto, onesto e retto. Nella Bibbia si sottolinea inoltre un importante aspetto della testimonianza: essa è valida solo se avvalorata da due testimoni e il Talmud vieta di riferire episodi e comportamenti altrui “per sentito dire”. Dunque, il testimone attendibile è solo quello oculare. Il trattato “Giuramenti”, infatti, precisa che, mancando un secondo testimone per convalidare una testimonianza vera, la persona che si offra per farlo, pur essendo assolutamente certa della verità dell’episodio che le è stato raccontato, non possa testimoniare, perché mentirebbe, non essendo stata fisicamente presente al fatto. Il bugiardo pecca innanzi tutto contro sé stesso, mancando di rispetto al proprio io. Nahmiel Ahronee ha concluso sottolineando di non dimenticare mai che la menzogna è la radice di ogni male.
E’ seguito l’intervento di mons. Edoardo Menichelli. La verità può comportare sacrifici ultimi, ha esordito: fare ed essere verità, per citare il titolo di un libro recente. Anch’egli ha ricordato come il divieto della Nona Parola si rifaccia all’ambito giuridico. In Dt 19, 16-20 si avverte che deporre il falso non è un attentato solo alla vita del fratello, ma anche a quella di tutta la società, perché introduce in essa il tarlo della sfiducia: un rilievo valido anche per la società odierna. La Bibbia ci mostra in vari passi come il falso testimone possa colpire il giusto, sottraendogli non solo la vita, ma l’onore, la libertà, la dignità, condannandolo all’emarginazione. L’episodio riguardante la congiura orchestrata da Gezabele per uccidere Nabot allo scopo di impossessarsi della sua vigna (1Re 12, 1-16), mostra un altro aspetto della menzogna: la testimonianza frutto di corruzione, causata dalla connivenza dei potenti, supportata dal favore dei falsi giudici contro gli innocenti. Anche i giudici, che dovrebbero essere i custodi della verità, non esitano a divenire falsi testimoni per i loro interessi e le loro passioni, come nel racconto di Susanna in Dn 13. La menzogna emerge come arma potentissima contro gli innocenti anche nel Nuovo Testamento. Gesù è il giusto, vittima dei falsi testimoni (Mt 26, 59-61), che Pietro non ha avuto il coraggio di contestare (Mt 26, 69-74). E il protomartire Stefano subisce la stessa sorte (At 6, 13). La menzogna alligna anche in ambito religioso. Già Geremia si scagliava contro i falsi profeti e Gesù stigmatizza l’ipocrisia di quelli che si appropriano della parola di Dio e la usano per i propri interessi, impedendo agli altri di  potervi attingere (Mt 23, 13-22).  Mai giurare su Dio, corrompendo la verità di Dio stesso. Falsa testimonianza e lapidazione: secondo Dt 17, 7 è la mano dei testimoni che deve scagliare la prima pietra contro il condannato, ma Gesù coinvolge la coscienza in questa decisione, la verità passa nel travaglio della coscienza: questo è il punto essenziale (Gv 8, 7). Infine, la menzogna può anche essere fonte indiretta di beatitudine, facendoci vivere la stessa esperienza di Gesù (Mt 5, 11-12).
                                Simonetta Pirani

Pubblicato su Presenza n. 2, 1 febbraio 2015

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