SEGRETARIATO ATTIVITA' ECUMENICHE

gruppo di  Ancona

ASSOCIAZIONE INTERCONFESSIONALE DI LAICI PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO
A PARTIRE DAL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO


Un evento storico. Così è stata definita la visita di papa Francesco, la prima di un pontefice, al Tempio valdese di Torino il 22 giugno, varcando una soglia alta 800 anni, come ha detto il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola Valdese, rivolgendosi al “caro papa Francesco, caro fratello in Cristo”.Tutto l’incontro si è svolto all’insegna della fraternità, parola più volte pronunciata. Da parte del pastore Bernardini e di papa Francesco ci sono venute due lezioni, che si sono armonicamente integrate, su come vivere ed intendere l’ecumenismo.

Da parte valdese si sono ricordati due passi dell’Evangelii Gaudium, dove si parla di unità cristiana come “diversità riconciliata” (n. 230) e di rapporti fra le chiese cristiane: “Sono tante e tanto preziose le cose che ci uniscono! E se realmente crediamo nella libera e generosa azione dello Spirito, quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri! Non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi” (n. 246). “Proprio questo è l’ecumenismo”- ha sottolineato il pastore Bernardini- “la fine dell’autosufficienza delle chiese: ogni chiesa ha bisogno delle altre per realizzare la propria vocazione. Non possiamo essere cristiani da soli”.

Certo le questioni teologiche tuttora aperte vanno affrontate. Due stanno a cuore ai fratelli valdesi: il concilio Vaticano II ha parlato delle chiese evangeliche come di “comunità ecclesiali”: “Conosciamo le ragioni che hanno spinto il Concilio ad adottare quell’espressione, ma riteniamo che essa possa e debba essere superata. È nostra umile ma profonda convinzione che siamo chiesa: certo peccatrice, semper reformanda, pellegrina che, come l’apostolo Paolo, non ha ancora raggiunto la mèta (Filippesi 3,14), ma chiesa, chiesa di Gesù Cristo, da Lui convocata, giudicata e salvata, che vive della sua grazia e per la sua gloria”. L’altra più delicata riguardante l’ospitalità eucaristica: “Tra le cose che abbiamo in comune ci sono il pane e il vino della Cena e le parole che Gesù ha pronunciato in quella occasione.

Le interpretazioni di quelle parole sono diverse tra le chiese e all’interno di ciascuna di esse. Ma ciò che unisce i cristiani raccolti intorno alla mensa di Gesù sono il pane e il vino che Egli ci offre e le Sue parole, non le nostre interpretazioni che non fanno parte dell’Evangelo”. Il pastore ha concluso il suo discorso, richiamando l’urgenza di proseguire ed intensificare l’azione comune a favore dei profughi e a portare ad un mondo inquieto, sofferente, carico di “parole mute”, la Parola della verità e della vita: “Annunciare questa Parola è la nostra fatica e la nostra gioia di sorelle e fratelli in Cristo. Ed è il nostro vero mandato ecumenico, caro fratello Francesco: quello che ci chiama all’unità anche e soprattutto nell’annuncio della Parola “perché il mondo creda” (Gv 17,21)”.

E’ seguito il discorso di Papa Francesco, che ha esordito con le parole dell’apostolo Paolo: “A voi, che siete di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo, noi auguriamo grazia e pace” (1Ts 1, 1). Ha proseguito: ”Uno dei principali frutti che il movimento ecumenico ha già permesso di raccogliere in questi anni è la riscoperta della fraternità che unisce tutti coloro che credono in Gesù Cristo e sono stati battezzati nel suo nome. Questo legame non è basato su criteri semplicemente umani, ma sulla radicale condivisione dell’esperienza fondante della vita cristiana: l’incontro con l’amore di Dio che si rivela a noi in Gesù Cristo e l’azione trasformante dello Spirito Santo che ci assiste nel cammino della vita. La riscoperta di tale fraternità ci consente di cogliere il profondo legame che già ci unisce, malgrado le nostre differenze. Si tratta di una comunione ancora in cammino, e l’unità si fa in cammino; una comunione che, con la preghiera, con la continua conversione personale e comunitaria e con l’aiuto dei teologi, noi speriamo, fiduciosi nell’azione dello Spirito Santo, possa diventare piena e visibile comunione nella verità e nella carità. L’unità che è frutto dello Spirito Santo non significa uniformità. I fratelli infatti sono accomunati da una stessa origine ma non sono identici tra di loro. Ciò è ben chiaro nel Nuovo Testamento, dove, pur essendo chiamati fratelli tutti coloro che condividevano la stessa fede in Gesù Cristo, si intuisce che non tutte le comunità cristiane, di cui essi erano parte, avevano lo stesso stile, né un’identica organizzazione interna”. Certo accade che i fratelli non accettino le loro diversità ed entrino in conflitto: “ Riflettendo sulla storia delle nostre relazioni, non possiamo che rattristarci di fronte alle contese e alle violenze commesse in nome della propria fede, e chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscerci tutti peccatori e di saperci perdonare gli uni gli altri. È per iniziativa di Dio, il quale non si rassegna mai di fronte al peccato dell’uomo, che si aprono nuove strade per vivere la nostra fraternità, e a questo non possiamo sottrarci. Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono. Vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci! Perciò siamo profondamente grati al Signore nel constatare che le relazioni tra cattolici e valdesi oggi sono sempre più fondate sul mutuo rispetto e sulla carità fraterna. Non sono poche le occasioni che hanno contribuito a rendere più saldi tali rapporti”. Significativo tra i molti contatti cordiali in diversi contesti locali lo scambio ecumenico di doni, compiuto in occasione della Pasqua a Pinerolo: la Chiesa valdese ha offerto ai cattolici il vino per la celebrazione della Veglia di Pasqua e la Diocesi cattolica ha offerto ai fratelli valdesi il pane per la Santa Cena della Domenica di Pasqua. “Si tratta di un gesto fra le due Chiese che va ben oltre la semplice cortesia e che fa pregustare quell’unità della mensa eucaristica alla quale aneliamo”, ha detto il papa.

Anche Francesco ha sottolineato le ampie possibilità di collaborazione fra valdesi e cattolici per trasmettere agli uomini e donne di oggi, a volte distratti ed indifferenti, il cuore del Vangelo ossia “la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto” (Evangelii gaudium, 36). Insieme si può lavorare sempre di più a servizio all’umanità che soffre, dei poveri, degli ammalati, dei migranti: “Grazie per quello che lei ha detto sui migranti”, così si è rivolto Francesco al pastore Bernardini. Il papa ha concluso: “Le differenze su importanti questioni antropologiche ed etiche, che continuano ad esistere tra cattolici e valdesi, non ci impediscano di trovare forme di collaborazione in questi ed altri campi. Se camminiamo insieme, il Signore ci aiuta a vivere quella comunione che precede ogni contrasto. Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio nuovamente per questo incontro, che vorrei ci confermasse in un nuovo modo di essere gli uni con gli altri: guardando prima di tutto la grandezza della nostra fede comune e della nostra vita in Cristo e nello Spirito Santo, e, soltanto dopo, le divergenze che ancora sussistono. Vi assicuro del mio ricordo nella preghiera e vi chiedo per favore di pregare per me: ne ho bisogno. Il Signore conceda a tutti noi la sua misericordia e la sua pace”.
Simonetta Pirani

Pubblicato su Presenza, n. 14, 2 luglio 2015

 

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